Tutti gli articoli di Matteo Tammaccaro

Festa delle Famiglie 2019

Dopo numerose edizioni nel capoluogo lombardo, Milano passa il testimone, e la Festa delle Famiglie quest’anno approda finalmente in provincia: a CREMA!

Il 5 maggio sarà una bellissima giornata di festa: le Famiglie Arcobaleno lombarde avranno l’opportunità di ricevere l’abbraccio di questa accogliente città, di conoscerne le sue bellezze, di farsi conoscere al di là di ogni pregiudizio.

Famiglie Arcobaleno, in collaborazione con Arcigay La Rocca Cremona e con il sostegno e Patrocinio del Comune di Crema, invita TUTTE le famiglie a partecipare alle attività in programma: riempiremo il cielo di palloncini fuxia durante la VISITA GUIDATA tra le vie del centro, poi occuperemo il prato dei giardini pubblici Campo di Marte con le coperte per il PIC-NIC, prima di dare il via alle attività con LABORATORI creativi e musicali, e di cimentarci in un circuito di GIOCHI ARTIGIANALI di una volta per piccoli e grandi. Ci sarà anche un WORKSHOP INFORMATIVO sulle trascrizioni anagrafiche e, dopo la MERENDA offerta dal Bar AlCampo Cafè, chiuderemo tra le risate con lo spettacolo di MAGIA COMICA e clowneria di Max il Mago.
Crema è stata scelta per la sua posizione centrale rispetto alla regione, perché attivamente presente nella Rete RE.A.DY. contro le discriminazioni, ma soprattutto perché,  grazie alla sua Sindaca Stefania Bonaldi – negli ultimi anni si è distinta dimostrando in varie circostanze e con scelte non sempre popolari di essere nei fatti una Città dei Diritti, dove hanno  trovato piena cittadinanza i diritti per molte persone.  Durante la giornata avremo sicuramente modo di ringraziarla per questo, visto che ci ha garantito la sua presenza, insieme all’Assessora alla Cultura, Turismo e Pari Opportunità Emanuela Nichetti.

Parlano di noi:

TORNANO “PADRE E MADRE” SULLA CARTA D’IDENTITA’, ARCIGAY: “GOVERNO ASINO”

Bologna, 4 aprile 2019 – “Un provvedimento anacronistico, colmo di tronfia ignoranza e destinato a mandare in tilt la pubblica amministrazione e i tribunali”: così Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, reagisce al ritorno della dicitura “padre” e “madre” sulle carte d’identità dei minori, al posto della dicitura “genitori”, già in uso da anni a questa parte. “Quello che ci fa infuriare – prosegue Piazzoni – non è solo la deliberata volontà di discriminare le famiglie omogenitoriali, che è il motivo esplicito per il quale si produce questo arretramento, ma è anche la totale noncuranza con sui si innesta un grave cortocircuito nella macchina della pubblica amministrazione, che paralizzerà gli uffici e intaserà i tribunali. Solo un asino come Salvini poteva arrivare a tanta stupidità: ci spieghi il Ministro come faranno i funzionari delle anagrafi  ad emettere le carte d’identità dei figli delle famiglie omogenitoriali. Cambieranno genere seduta stante a uno dei genitori? E ha idea della valanga di procedimenti legali che questo provvedimento provocherà? Bene ha fatto Famiglie Arcobaleno a impugnare il decreto: un atto dovuto che sosterremo in tutte le sedi e, siamo certi, ci restituirà la prova tangibile del vuoto pneumatico che abita le stanze del Viminale. Infine: questa novità ci obbliga a prendere atto della sostanziale inazione del M5S a tutela dei diritti. Le dichiarazioni pubbliche contro le derive discriminatorie che abbiamo sentito in occasione della Conferenza mondiale delle Famiglie di Verona da parte degli esponenti del M5S restano pura propaganda priva di risvolti concreti se sono seguite da decreti che ci riportano indietro e cancellano i diritti dei minori. Il M5S vuole realmente arginare i deliri dei leghisti? è in grado di farlo? e soprattutto lo vuole realmente fare? Il cambiamento di cui sentiamo continuamente parlare dai grillini al momento è solo una tremenda restaurazione.”, conclude Piazzoni.

“NON FA RIDERE”: ONLINE IL VIDEO DELLA CAMPAGNA DI ARCIGAY PER CONTRASTARE L’HATE SPEECH

L’iniziativa è inserita nel progetto europeo Accept realizzato assieme alla Fondazione Bruno Kessler. Monitorati più di 500mila contenuti in rete.

Bologna, 21 marzo 2019 –  Si intitola “Non fa ridere” la campagna social che Arcigay lancia per contrastare il discorso d’odio on line (hate speech), in particolare quello che maschera omofobia, lesbofobia, transfobia, bifobia con il velo dell’ironia, in modo da renderli socialmente accettabili e perfino virali sul web. L’iniziativa è inserita all’interno del progetto europeo Accept realizzato da Arcigay assieme alla Fondazione Bruno Kessler di Trento e che ha monitorato, grazie a una piattaforma progettata ad hoc dai tecnici della fondazione, per un anno (da marzo 2018 a febbraio 2019) quasi 530mila contenuti, tra tweet, news e post su facebook. Un gruppo di valutatrici e valutatori (diversi per provenienza geografica, sesso, orientamento sessuale, età, e livello di istruzione ma accomunati dalla dichiarata appartenenza a posizioni socio-politiche liberali, progressiste e democratiche). si è occupato di classificare i tweet (positivi se mostravano una posizione aperta e inclusiva nei confronti delle persone LGBTI, negativi se escludenti, discriminatori e offensivi, dubbi se il messaggio era ambiguo o poco decifrabile). L’analisi ha scremato il materiale e ha portato alla definizione di un campione di  5.189 tweet che hanno permesso di trarre alcune prime considerazioni: innanzitutto, i messaggi contenenti odio si possono dividere in tre cluster: mondo dello spettacolo, dibattito pubblico e attualità, diritti e temi etici. Le parole più ricorrenti nei messaggi negativi sono: ricchione, propaganda, ordine, natura. Quelle più ricorrenti nei messaggi positivi sono: cittadini, gruppo, associazioni, sociali. Nei messaggi dubbi troviamo: privilegio, battuta, scherzo, opinione. E ancora: i tweet più polarizzanti, ovvero quelli in cui i valutatori sono stati maggiormente in disaccordo, camuffano le parole di odio con intenti sarcastici. Una persona su dieci esprime posizioni discriminatorie quando tratta argomenti LGBTI, mentre quattro persone su dieci esprimono posizioni ambigue, almeno nella metà dei casi attribuibili ad un linguaggio ironico nella forma, offensivo negli intenti.

Sulla base di queste considerazioni, con l’aiuto dell’agenzia di comunicazione Pavlov, si è scelto di produrre una contronarrativa focalizzata sul  confine labile che esiste tra scherzo e offesa, tra libera opinione e linguaggio discriminatorio, mettendo in evidenza pericolosità e contraddizioni che si muovono su quel confine. L’odio si annida laddove si lascia passare il messaggio che esista un gruppo sociale più meritevole di un altro, in virtù del supposto possesso di caratteristiche migliori. Il video #nonfaridere cerca infatti di far emergere la parte razionale, estremizzando le dinamiche di quello che è accettato come “battuta”, ma che invece si configura come offesa gratuita.Il filmato stesso, condiviso sui social network, sarà oggetto di monitoraggio per misurare quantitativamente e qualitativamente le reazioni degli utenti del web alla contronarrativa. Il 15 aprile prossimo, infine, alla sede della Rappresentanza dell Commissione europea, in Palazzo Campanari a Roma, il progetto Accept sarà raccontato nel metodo e nel merito, con i dati, il video e tutte le analisi che ne conseguono.

 

Il video è disponibile anche sui nostri canali Facebook e Instagram.

Ogni giorno #LOTTOMARZO – Rete Donne ARCIGAY

Sette donne simbolo dell’attivismo LGBT*QIPA+ (lesbica, gay, bisex, trans*, queer, intersex, pansexual, asessuali, altre soggettività) e non solo, sono le protagoniste della campagna social promossa dalla Rete Donne di ARCIGAY per ribadire che la lotta alla violenza di genere, alla discriminazione e all’abilismo sono un impegno quotidiano. Sono Hande Kader, Audre Lorde, Marsha P.Johnson, Marcella Di Folco, Marielle Franco, Mariasilvia Spolato e Stella Young e le loro vite – spesso dimenti-cate – parlano di autodeterminazione, r-esistenza e di ribellione alle norme imposte e del prezzo che si paga per la libertà.

 

SCIOPERO GLOBALE TRANSFEMMINISTA: NOI CI SIAMO

Scioperare dal genere e dai generi per noi significa ribellarci alle ste-reotipizzazioni binarie ma anche mettere in discussione i privilegi ma-schili e la misoginia delle nostra stessa comunità prendendo le distan-ze da posizioni escludenti e discriminatorie nei confronti delle donne trans* (TERF) e delle sex workers (SWERF).

Scioperare dal lavoro produttivo e riproduttivo per noi vuol dire ribel-larsi alla maternità imposta difendendo il diritto all’aborto libero, sicuro e gratuito, rimettere al centro il diritto al desiderio e al piacere, ma an-che distinguere tra genitorialità e maternità, rifiutando ogni forma di sovradeterminazione delle donne.

La nostra comunità conosce la violenza che ti costringe a scappare di casa, che ti tiene sotto ricatto al lavoro, la violenza dello stigma agito sui nostri orientamenti, sui nostri corpi non conformi, sulle nostre iden-tità non binarie, sulle nostre famiglie non riconosciute e tutelate pie-namente, sulle nostre relazioni non normate.

Sentiamo sulla nostra pelle la percezione di “minus” che ha a che fare con l’essere donna, lesbica, bisex, trans*, queer, intersex, sex worker, diversamente abile e migrante.

Proprio per questo, a chi pensa di poter rimettere le donne e le sogget-tività LGBT*QIPA+ “al proprio posto”, noi rispondiamo che #LOTTO-MARZO allo SCIOPERO GLOBALE TRANSFEMMINISTA ci saremo tutte, Non una di meno.

ARCIGAY – RETE DONNE