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Comunicati Stampa del presidente di Arcigay Cremona Gabriele Piazzoni.

ADESIONE A MANIFESTAZIONE CONTRO IL DDL PILLON

Arcigay aderisce alla mobilitazione che domani 10 novembre occuperà più di 50 piazze in tutta Italia per chiedere il ritiro del ddl Pillon sull’affido condiviso, una proposta di legge che è “espressione di una cultura misogina, classista e omofoba e va assolutamente ritirata”, come afferma il segretario nazionale Gabriele Piazzoni. Il provvedimento restringe le libertà individuali poiché, tra le altre cose, svuota il ruolo dei giudici e regolamenta a priori questioni che andrebbero invece valutate caso per caso, inoltre riporta la genitorialità nell’ambito esclusivo della coppia eterosessuale, ignorando e fingendo che non esista la realtà delle famiglie omogenitoriali.
Per questi motivi domani Arcigay Cremona sarà presente con una delegazione alla manifestazione organizzata in piazza Duomo a Crema, dalle 10:00 alle 12:00 per dire con forza NO al ddl Pillon.

QUI il comunicato stampa di Arcigay Nazionale.
QUI invece il link dal sito di “D.I.Re Donne in rete contro la violenza” che spiega punto per punto cosa e perché non va nel ddl Pillon.

ESITO CONGRESSI DEL 22 OTTOBRE

Il nuovo direttivo di Arcigay “La Rocca”
Da sinistra: Matteo Tammaccaro, Lorenza Tizzi, Ilaria Giani, Marco Cosci, Annalisa Pagliari, Gabriele Piazzoni, Lorenzo Lupoli

Lunedì 22 ottobre presso la sede di via Speciano 4, a Cremona, si sono tenuti il Congresso Territoriale e il Congresso Provinciale di Arcigay “La Rocca” per il rinnovo delle cariche sociali e le votazioni in vista del XVI Congresso nazionale di Arcigay che si terrà a Torino il 16, 17 e 18 novembre 2018.

In apertura del Congresso Territoriale sono state presentate le mozioni in corsa per il XVI Congresso Nazionale “Liberazione senza confini” e “Orgoglio a voce alta”, illustrate rispettivamente da Gabriele Piazzoni e Niccolò Angelini.

Dopo la votazione, che ha visto la mozione “Liberazione senza confiniottenere il supporto dell’assemblea, si è passati alle nomine dei delegati per il Congresso Nazionale – Ilaria Giani, Gabriele Piazzoni e Matteo Tammaccaro – e del nuovo consigliere che rappresenterà Arcigay Cremona ai consigli nazionali, Matteo Tammaccaro.

Successivamente, i 35 votanti del Congresso Provinciale hanno riconfermato Ilaria Giani presidente, Marco Cosci vicepresidente e hanno sostenuto con voto favorevole il nuovo consiglio direttivo formato da Lorenza Tizzi, Gabriele Piazzoni, Lorenzo Lupoli, Matteo Tammaccaro e Annalisa Pagliari.

Il Congresso Provinciale ha approvato le linee programmatiche delineate dalla presidente, che intende portare avanti il lavoro svolto nel triennio appena concluso. Triennio che ha visto il piccolo comitato impegnato in iniziative politiche, culturali e ricreative, oltre al consolidamento delle relazioni con altre realtà associative locali e la collaborazione con lo Sportello Antidiscriminazioni del Comune di Cremona. Tra gli obiettivi del nuovo mandato anche l’organizzazione di iniziative volte a farsi conoscere dalla città, l’istituzione di gruppi di lavoro per il contrasto dell’omofobia nelle scuole e l’incremento dei servizi a favore delle persone LGBTI, tra cui lo Sportello psicologico e lo Sportello migranti, attivi già da un anno grazie ai volontari che hanno messo a disposizione di Arcigay “La Rocca” le loro competenze e il loro tempo libero.

NEGATA REGISTRAZIONE PER DUE COPPIE DI MAMME: ARCIGAY RISPONDE AL SINDACO DI CREMONA

Nelle scorse settimane sono arrivate al sindaco di Cremona Gianluca Galimberti due richieste, da parte di altrettante coppie di donne, di registrare la doppia genitorialità per i figli che nasceranno nei prossimi mesi grazie alla fecondazione eterologa.

Il sindaco ha negato il riconoscimento e ha consegnato alle due coppie una lettera che ha poi pubblicato sul suo sito. L’abbiamo letta con attenzione, insieme agli articoli e alle dichiarazioni uscite sui quotidiani nei giorni scorsi.

Siamo molto delusi dal diniego e dalla posizione del sindaco. Lo sforzo argomentativo con cui Galimberti giustifica la sua posizione ci consente quanto meno – in questa lettera aperta – di rispondere punto per punto alle motivazioni che adduce per spiegare la sua scelta:

In assenza di una legislazione nazionale l’eventuale decisione di registrare non è legalmente possibile”

Non è così: la legge 40/2004 impone di riconoscere in Italia i figli nati con tecniche di fecondazione assistita (anche fatta all’estero) come “figli della coppia che ha prestato il consenso” a tale pratica, manifestando la consapevole volontà di assumere la responsabilità genitoriale. Per la legge italiana, dunque, il genitore che abbia voluto mettere al mondo un bambino con tale pratica non può cambiare idea e lo status del bambino è dunque irrevocabile. Non si tratta quindi di un diritto a divenire genitore, ma di un dovere a cui corrisponde il diritto del neonato a vedere riconosciuto lo status di figlio, per sempre, indipendentemente dagli eventi e dall’eventuale separazione della coppia di genitori.
Dal momento che la
legge Cirinnà (76/2016) riconosce le famiglie formate da persone dello stesso sesso al pari di quelle formate da sesso opposto, ciò che vale per queste ultime, vale anche per le altre. Dunque anche in assenza di una normativa esplicita, va da sé, giuridicamente parlando, che i figli nati da coppie omosessuali tramite Pma (procreazione medicalmente assistita) sono figli di entrambi i componenti della coppia, esattamente come succede per le coppie eterosessuali.

“… tali sentimenti si confrontano sempre con i limiti del nostro essere umano, dettati spesso dalle condizioni oggettive, anche fisiologiche. Questi limiti non sempre e per forza devono essere superati”.

Qualsiasi persona al giorno d’oggi supera quotidianamente dei limiti biologici e fisiologici: ad esempio usando l’automobile, comunicando col telefono, ricorrendo a cure mediche e protesi o, appunto, usufruendo delle tecniche di fecondazione assistita per poter avere dei figli. E questo è accettato senza nessuna difficoltà. Se l’essere umano in generale giova ogni giorno dei progressi di scienza, medicina e tecnologia, pensiamo che sia sintomo di un pregiudizio ancora fortemente radicato negare questa possibilità solo alle persone omosessuali.

“… mi chiedo che cosa significhi usare del corpo di un uomo per fecondare una delle due donne della coppia. Anche se anonimo, un padre esiste e penso sia corretto considerarlo. Su questo tema, delicato e complesso, che vale anche per le coppie eterosessuali, sono aperto al confronto e lo auspico, ma nutro dubbi e perplessità.” 

Crediamo che i metodi con cui le coppie danno la vita non siano di competenza del sindaco. Galimberti sta dimenticando che questi bambini esistono, indipendentemente dalle sue idee riguardo a come sono stati messi al mondo, e sta anteponendo al loro diritto di essere tutelati il proprio pensiero personale. Pensiero personale che, per quanto ammetta di estendere anche a coppie etero, applica solo nel caso delle coppie omosessuali, mettendo in atto di fatto un trattamento discriminatorio, dato che la genitorialità delle coppie eterosessuali che ricorrono alle pratiche di fecondazione assistita viene regolarmente registrata dal Comune di Cremona.

…la differenza di genere nell’azione di crescita dei figli è un valore che occorre promuovere? La mia esperienza, anche di educatore, mi ha portato alla personale convinzione che la presenza di un padre e di una madre è un valore importante nell’azione educativa” 

Il tema che solleva il sindaco è già stato ampiamente sviscerato anche in ambito accademico. Sono decine gli studi che negli ultimi quarant’anni hanno dimostrano che non vi è nei figli cresciuti in famiglie omogenitoriali nessuna incidenza particolare di disturbi sullo sviluppo psicosessuale o di altri aspetti della personalità. Al contrario, è noto che l’eventuale disagio sociale arriva dallo stigma che questi bambini e ragazzi subiscono a causa dei pregiudizi della società nei confronti delle loro famiglie.

Ci sono inoltre moltissime famiglie che non soddisfano il requisito di fornire figure maschili o femminili nel nucleo famigliare stretto (coppie separate, oppure padri o madri single o che hanno perso il compagno), non per questo viene loro negato o revocato il riconoscimento della genitorialità.

Certo sono consapevole che il figlio che lei porta in grembo è e deve essere al centro dell’attenzione; non verranno sicuramente meno per lui i diritti che tutelano lui come ogni bambino della città, che è poi figlio dell’intera comunità.”

Purtroppo anche in questo caso dobbiamo contraddire il sindaco: non è così. Se quel bambino non vedrà riconosciuto il suo legame con entrambi i genitori ciò potrebbe avere gravi ripercussioni: il genitore non riconosciuto non avrebbe infatti nessun obbligo e potrebbe venire meno in qualsiasi momento ai suoi doveri nei confronti del figlio o della figlia. Nel caso invece venisse a mancare il genitore riconosciuto, l’altro, nonostante il legame affettivo con il figlio, sarebbe legalmente uno sconosciuto e non potrebbe continuare a prendersi cura del bambino.

A questo si aggiunge che questa situazione di disuguaglianza crea preoccupazione e malessere in queste famiglie, che il bambino o la bambina “respirerà” e introietterà sentendosi inevitabilmente, nel confronto con i pari e con la società in generale, un figlio di serie B.

Non vorremmo che fosse il caso dei due bambini che verranno al mondo nella provincia di Cremona nelle prossime settimane. Anche loro, come gli altri, nascono dal desiderio e progetto di due persone. Non riconoscere giuridicamente e socialmente nel nucleo famigliare una di queste due persone lede un diritto e ferisce quello stesso nucleo. Non si può pensare che questo non abbia ripercussioni sulla serenità dei bambini di queste famiglie.

Certo, avremmo preferito avere uno scambio di idee di persona, dato che il sindaco Galimberti aveva da alcune settimane fissato con Arcigay Cremona un incontro per discutere proprio di questi temi. Ci dispiace che il suo diniego sia maturato prima del confronto con noi, ma speriamo che questo non precluda un cambiamento di posizione da parte sua, una volta vagliate e discusse con lucidità tutte le argomentazioni.

Ilaria Giani
Presidente Arcigay Cremona “La Rocca”

Riconoscimento di 2 mamme a Crema. “LA POLEMICA” su La Provincia.

Lo scorso 6 agosto è apparsa sul quotidiano “La Provincia” la lettera del sig. Guido Antonioli di Pandino, il quale commentava la dichiarazione di riconoscimento di due mamme da parte della sindaca Stefania Bonaldi di Crema.
Guido Antonioli sostiene nella sua lettera al giornale che il figlio della coppia di donne (come tutti quelli nati da coppie omogenitoriali) sia “eugeneticamente selezionato, fabbricato e mercificato” e che il bambino avrà un avvenire “affettivamente e sessualmente assai problematico”. Il sig Antonioli dipinge per i lettori un quadretto grottesco e offensivo della famiglia di cui parla, descrivendola così: “una mamma naturale, un padre sconosciuto e l’amante femmina di sua madre”.
La nostra risposta è no: quella famiglia è composta da un bambino e dalle sue due mamme. Punto. Le affermazioni di Antonioli mettono in luce quanto alcune persone abbiano ancora, purtroppo, le idee molto confuse su cosa significhi davvero essere genitore!

Ilaria Giani, presidente di Arcigay Cremona, ha risposto a quella “polemica” con una lettera apparsa stamattina su “La Provincia”.  Il quotidiano ne ha pubblicato una versione ridotta, qui invece trovate il testo per intero (le parti tagliate sono qui riportate in grassetto):

Gentile direttore, scrivo in risposta alla lettera di Guido Antonioli riguardo il riconoscimento della genitorialità di due persone dello stesso sesso.
Antonioli, facendo riferimento alle due mamme accolte a Crema dalla sindaca Bonaldi, dice che non si tratta di “due madri, ma di una madre e un padre sconosciuto”.
Credo che prima di affrontare il discorso dovremmo accordarci sul significato da dare ai termini. In particolare: cosa significa “padre” e “madre”?
Cosa fa di un genitore, un genitore: la somiglianza fisica e il patrimonio genetico? O l’amore e la cura nei confronti di quel bambino o quella bambina?
Ecco, io credo che la risposta giusta sia la seconda. È dimostrato che avere dei genitori eterosessuali non è garanzia di benessere per il bambino. Fior di studi sono giunti alla conclusione che nei figli di coppie omosessuali non c’è un’incidenza di disturbi maggiore che per i figli di coppie eterosessuali, né di presunti sviluppi “affettivamente e sessualmente” problematici.
Il dibattito su questo tema però è ancora caldo. Per molte persone un bambino ha il cosiddetto “diritto ad avere un padre e una madre”. Negare la genitorialità a una persona per questo motivo è però sbagliato e ingiusto nei confronti di tutte le parti coinvolte. Un po’ come se, in virtù del diritto di un bambino di avere genitori sani, i genitori con qualche patologia o disabilità non fossero riconosciuti tali.
Davvero queste caratteristiche o condizioni, che non c’entrano nulla con l’amore e la cura, possono far sì che sia disconosciuto quello che una persona fa per il proprio bambino o bambina?
Ammesso e non concesso quindi che per i bambini la famiglia omogenitoriale comporti uno svantaggio di qualche tipo (e, come è dimostrato dagli studi, non lo è intrinsecamente, ma caso mai lo diventa per gli ostacoli e i pregiudizi con cui la società “accoglie” le loro famiglie), non sarebbe comunque un buon motivo per infierire e punire quei bambini, negando loro il riconoscimento dei loro genitori.
In questo modo davvero li si priva di un diritto.
Negando il riconoscimento del secondo genitore, si fa un torto prima di tutto al bambino: qualora mancasse il genitore riconosciuto, l’altro sarebbe legalmente uno sconosciuto e non potrebbe continuare a prendersi cura del figlio, il quale perderebbe così entrambe le figure genitoriali, ovvero entrambe le persone che sono per lui un riferimento, che lo amano e si sono sempre prese cura di lui. Che lo hanno desiderato e messo al mondo.
Sì, perché questi bambini non esisterebbero se non ci fosse stato un progetto comune tra due persone. Un progetto di vita e di famiglia che arriva ben prima e vale forse di più dell’incontro dei gameti che fa il resto.
Vogliamo quindi ridurre la genitorialità al risultato di un atto sessuale (per il quale – siamo d’accordo – servono due cellule sessuali: una maschile e una femminile) o vogliamo pensare che sia una condizione che nasce da una volontà e da un progetto di vita consapevole (per il quale servono due persone motivate a crescere un altro essere umano)?
Lascio queste riflessioni ai lettori, sperando di averli stimolati a non liquidare frettolosamente la questione e ad andare oltre ad alcuni luoghi comuni.
Per chi volesse approfondire, Arcigay Cremona è a disposizione per fornire una bibliografia e i riferimenti agli studi scientifici riguardo a questo tema. È possibile contattarci all’indirizzo cremona@arcigay.it

Ilaria Giani

• Qui l’articolo sulla dichiarazione di riconoscimento, apparso il 2 agosto sul quotidiano online welfarenetwork: https://www.welfarenetwork.it/crema-coppia-di-mamme-il-comune-dice-si-20180802/

• Qui la lettera di Guido Antonioli pubblicata il 6 agosto su “La Provincia” e  di seguito la risposta di Ilaria Giani apparsa stamattina, 8 agosto.

Arcigay a Conte: “Subito delega a Pari opportunità”

Gabriele Piazzoni, segratario Nazionale di Arcigay, si rivolge al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte tramite un video, in cui fa appello ad assegnare la delega alle Pari Opportunità.

Di seguito un estratto del discorso:

“Caro Presidente del Consiglio, non può definirsi del cambiamento un governo che non tenga conto dei cambiamenti che sono avvenuti nella società italiana negli ultimi decenni. Non è possibile che ministri della Repubblica, come Fontana e Salvini, facciano discorsi che erano già vecchi anni fa”. Così Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay, commenta le dichiarazioni del ministro per la famiglia Lorenzo Fontana secondo il quale non esisterebbero famiglie composte da genitori dello stesso sesso. “Presidente Conte – conclude Piazzoni – dia un segnale di discontinuità e assegni la delega alle Pari opportunità che si occupi di contrastare tutte le discriminazioni”.